Coppia anziana sorridente che scatta un selfie all’aperto in una giornata di sole, indossando giacche invernali e cappelli colorati.

Longevità: come invecchiare in salute

Biohacking o movimento? Cosa aiuta a invecchiare in salute? L’esperta di longevità Christina Röcke spiega perché movimento, relazioni e capacità di adattamento sono importanti.

Il desiderio di rimanere in buona salute a lungo è profondamente radicato in noi. La novità, però, è l’enorme pressione oggi legata al tema della longevità. Sui social media sono onnipresenti discussioni legate a biohacking, integratori alimentari e piani di ottimizzazione minuziosi. Promettono di avere il controllo sull’invecchiamento, ma spesso provocano incertezza. Ma cosa aiuta davvero? E cosa ci fa bene in modo duraturo? Christina Röcke, psicologa, gerontologa e co-direttrice dell’Health Longevity Center dell’Università di Zurigo, nel podcast Allegra affronta il tema della longevità da un punto di vista scientifico. Questo approccio si concentra meno sull’ottimizzazione personale e maggiormente sulla comprensione, sulla capacità di adattamento e su un buon equilibrio nella quotidianità.

Quote

«I geni determinano solo il 10–20% circa della durata e della qualità della nostra vita.»

Christina Röcke

Longevità: età anagrafica vs. età biologica

L’età che sentiamo di avere non corrisponde sempre a quella indicata sulla carta d’identità. Se l’età anagrafica rivela semplicemente gli anni trascorsi dalla nostra nascita, l’età biologica rappresenta lo stato effettivo del nostro corpo a livello cellulare. Alcune persone di 60 anni si sentono più in forma di certe persone di 50 anni. E la ricerca sta studiando proprio questa differenza.

La longevità studia come lo stile di vita, il movimento, l’alimentazione, la gestione dello stress e il sonno influenzino l’età biologica. L’obiettivo non è vivere il più a lungo possibile né raggiungere la massima capacità di prestazione, ma avere una fase di vita sana il più a lungo possibile, durante la quale le persone rimangano funzionali, autonome e attive. Una falsa credenza riguarda il ruolo dei geni: «I geni determinano solo il 10–20% circa della durata e della qualità della nostra vita.», spiega Röcke. Invecchiare in salute è un processo continuo, che richiede un costante adattamento.

Movimento: Il fattore principale per la salute

È dimostrato che il movimento è uno dei fattori determinanti per una vita sana e longeva. Non serve allenarsi quotidianamente fino allo stremo o praticare sport a livello agonistico, ma continuità ed attività per preservare forza e muscolatura anche in età avanzata. Secondo Röcke è essenziale combinare esercizi di resistenza, forza ed equilibrio. Sono raccomandati anche gli «exercise snacks»: brevi allenamenti facili da integrare nella quotidianità. Con l’avanzare dell’età diventa inoltre sempre più importante l’allenamento della forza. Röcke esorta a non fermarsi né a lasciarsi scoraggiare. Praticare attività fisica, anche poca, è sempre meglio di non fare nulla.

Le app per il tracking o gli integratori alimentari contribuiscono poco o per niente a una vita lunga e salutare. L’ossessivo tracciamento dei dati può compromettere la percezione del proprio corpo e molti integratori non sono stati testati sufficientemente sulle persone o si basano su promesse pseudoscientifiche senza evidenza comprovata.

Relazioni sociali: un fattore spesso sottovalutato per la salute

Oltre all’attività fisica, anche le relazioni interpersonali svolgono un ruolo fondamentale per una vecchiaia sana. Le relazioni sociali hanno un effetto positivo sulla salute emotiva, cognitiva e fisica. Röcke sottolinea che per la salute è estremamente importante avere almeno una persona su cui poter fare affidamento. La solitudine riguarda tutte le fasce d’età e influisce sul benessere emotivo, sulla fiducia in se stessi e sulla salute fisica. Anche in questo caso, ogni piccolo contatto può fare la differenza: brevi conversazioni nella vita quotidiana, salutare i vicini o praticare attività di gruppo. Ogni conversazione è un piccolo allenamento per il cervello.

Benessere mentale: non si smette mai di imparare

La ginnastica mentale non si limita alle app o ai cruciverba. Allenare il cervello significa soprattutto imparare sempre qualcosa di nuovo: nuovi hobby, forme di movimento o ruoli sociali favoriscono la flessibilità cognitiva, la fiducia in se stessi e la capacità di adattamento. Altrettanto importante è la capacità di affrontare cambiamenti e situazioni stressanti con tranquillità. Il benessere mentale si manifesta nella capacità delle persone di reagire allo stress, di cambiare prospettiva e di adattarsi a nuove situazioni di vita: abilità che si sviluppano nel corso di tutta la vita.

L’immagine che abbiamo della vecchiaia influisce sulla nostra salute

Il modo in cui pensiamo e parliamo dell’età che avanza ha effetti misurabili. «È dimostrato che avere un’immagine negativa dell’invecchiamento è dannoso per la salute e riduce l’aspettativa di vita», afferma Röcke. La discriminazione basata sull’età influisce sull’assistenza medica, sulla fiducia in se stessi e sul comportamento. Avere una visione realistica e positiva dell’invecchiamento ha invece un effetto protettivo. Rafforza la motivazione, la fiducia nelle proprie capacità e la disponibilità a rimanere attivi, indipendentemente dall’età.

Dr. Christina Röcke

Christina Röcke, PhD, è psicologa, gerontologa e co-direttrice dell’Healthy Longevity Center presso l’Università di Zurigo. Da oltre vent’anni studia la salute emotiva, il benessere, la mobilità e l’immagine che si ha dell’età che avanza, nonché le capacità funzionali nella mezza e terza età. La sua ricerca si concentra principalmente sulla prevenzione basata su dati scientifici e sulla questione di come le persone possano vivere in modo autonomo, attivo e ben integrato anche in età avanzata.